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Resoconto di Francesca Milano

Di ritorno dal Pollino, ci sono moltissime cose da raccontare, e non è facile trovare un ordine.
Cominciamo dall’appello: arriviamo al rifugio "De Gasperi" il 18 agosto (giorno del mio compleanno, tra l’altro) verso le 12. Ci siamo io, Donato, Raffaele, Tony, Emilia, Antonietta, Franco, Fulvio e Alessandra con figli, Teresa e Guido con figli.

Non avevamo pensato a prenotare il pranzo, e al rifugio ci dicono che al ristorante non c’è posto, quindi ci attrezziamo con formaggio e capocollo al sapore di salmone, e improvvisiamo un pic nic. Il paesaggio è bucolico, mucche che pascolano in libertà, escrementi sparsi un po’ ovunque, insetti vari, per la gioia di Antonietta. Intanto, fuori al bar del rifugio qualcuno ruba una telecamera ad alcuni ospiti, che iniziano a guardarci con aria insospettita.

Per descrivere le stanze, più di ogni commento è appropriata l’esclamazione di Franco, che entra superando il percorso a ostacoli di valigie e scarpe, e dice "Benvenuti in Kosovo". In effetti, la camera ha tutta l’aria della camerata di caserma, 3 letti a castello stretti in uno spazio che definire piccolo è poco.

Sopralluogo pomeridiano da Massimo Dall’Ora, Francesco e Alessandra, che avevano trovato un posto abbastanza buono per l’osservazione, ma un po’ troppo ventilato, e lontano dal rifugio. Così decidiamo di passare la prima notte ad osservare il cielo dal rifugio e la seconda di andare in trasferta da Massimo.

Poi tutti a cena dai "simpaticissimi e gentilissimi" gestori del rifugio, che non sembrano entusiasti di averci lì. Anche perché Bruno, insieme a Paolo, ad un’amica e a un altro ragazzo di cui non ricordo il nome (mi perdonerà quando scoprirà che spesso dimentico anche come mi chiamo io), sono in ritardo, e perdipiù sono in 4 anzicché in 3, cosa che fa andare su tutte le furie il gestore. La cena non è degna di nota gastronomicamente, tranne che per la torta a sorpresa che Donato aveva portato per me, e che abbiamo mangiato tutti con gusto, nonostante il gestore Carmelo sostenesse che le fragoline fossero transgeniche. Spente le mie 24 candeline, che in realtà erano 5, cominciamo a montare la strumentazione nello spiazzale davanti al rifugio.

Il cielo era scuro, la via lattea chiarissima, ma le luci del rifugio che sono rimaste accese fino a mezzanotte passata hanno fatto innervosire non poco. Da sottolineare il fatto che i telescopi erano stati montati esattamente sopra ai ricordini lasciati dalle mucche che, a proposito, per tutta la notte hanno tenuto un concerto in mu minore (Tony, speravi che mi fossi dimenticata, vero?!). Complimenti a Raffaele per le foto che è riuscito a fare, e a tutti e tre (Tony, Donato e Raffaele) per aver resistito fino alle 3 con l’umidità che c’era e con i 4 gradi centigradi che ricordavano tanto le trasferte invernali.

Il mattino seguente, andiamo in avanscoperta per cercare un posto alternativo, che sia meno umido del rifugio, e troviamo un gruppo di astrofili campeggiatori del C.a.n.a. di Salerno. Decidiamo di unirci a loro per la serata, visto che la posizione è buona e che la temperatura dicono essere più mite. Sarà dei nostri anche Massimo Dall’Ora, con Francesco e il suo "cannone".
Pranziamo in un altro rifugio, ci mettiamo circa 3 ore per mangiare un antipasto e un primo, e poi tutti i buoni propositi di fare una escursione vengono sopraffatti dalla stanchezza, così io Tony e Donato ci catapultiamo a letto, per recuperare energie.

Partiamo per il luogo in cui campeggiavano i salernitani alle 19,30, per montare prima che sia buio, ma il tempo non è dei migliori. Un banco di nuvole copre tutto per circa un’ora, e tira uno scirocco caldissimo. Quando il cielo si pulisce, resta comunque chiarissimo e Tony deve dire addio ancora una volta al suo sogno di osservare un cielo NERO. Alle condizioni meteo si aggiungono le luci delle auto e dei campeggiatori, che disturbano gli astrofotografi.

Ora non sto a raccontarvi tutti i particolari della mattina seguente, dal bagno (uno per tutti) che non era stato pulito, ai conti per pagare il rifugio, fino alla foto di gruppo (che spero Tony pubblicherà o ci farà avere). L’unica cosa davvero degna di nota, è la battuta da barzellettiere incallito del Catapano, che arrivati alla certosa di Padula, dove c’era una "mostra di icone", esclama: "E che è, Windows?!".

Questo è veramente troppo.

Ultima riga per ricordare l’ottimo pranzo all’agriturismo "Aia Antica" di Padula, dove ci siamo salutati e si è conclusa l’ennesima avventura dei nostri eroi.

Alla prossima,

Francesca